di Elena Capra
postato il 02/05/2012 ore 14:44
Gli italiani ai tempi della crisi economica. Tanta la disaffezione dei cittadini nei confronti della politica che si esplicita anche attraverso i dati diffusi da Datamonitor, diretto da Natascia Turato. Nell’ultimo Monitoregione, infatti, emerge un calo di consensi quasi generalizzato per i Governatori di tutta Italia. Anche Renata Polverini, presidente della Regione Lazio paga in termini di gradimento. E’ l’unica donna in classifica ma si piazza al settimo posto con una perdita dell’1,1%. Ecco l’intervista svolta da Romacapitalenews a Michelangelo Tagliaferri, responsabile Area Innovazione dell’Istituto del gruppo Bse.
Dottor Tagliaferri, nell’ultimo Monitor Regione emerge un calo di consensi che investe anche la Governatrice Renata Polverini, come si può leggere questo dato?
Si tratta di un calo che va contestualizzato, che dipende anche dal contesto nazionale e dalla disaffezione dei cittadini nei confronti della politica. Per quanto riguarda l’ente Regione conta molto, nel termometro del gradimento, il funzionamento dei servizi. In particolare pesa la sanità seguita da gestione rifiuti e trasporti. Renata Polverini paga proprio il cattivo funzionamento di questi ultimi. Non si tratta di un dato legato alla persona ma di quello che ha fatto, di cosa sul territorio dell’azione politica è riscontrabile. Se i cittadini non vedono migliorata la situazione chiedono il conto.
Il calo registrato da Renata Polverini, a parte qualche felice eccezione come quella del Governatore Caldoro, è condiviso anche dagli altri presidenti. Si può dire che siano le Regioni ad essere invise ai cittadini in questo periodo?
No, in realtà i Governatori sono delle figure che hanno una tenuta complessiva buona. Registrano consensi tra il 50 e il 60% segno che quando lavorano bene la gente li premia. Le Regioni sono degli enti che hanno potere di legiferare. Dalla loro attività dipendono anche gli altri enti locali come i Comuni. In questo periodo la delegittimazione dei Governatori da parte dei cittadini si inquadra in un contesto nazionale particolare ma che tocca queste istituzioni in particolare per via della gestione di servizi essenziali.
La situazione dei pronto soccorsi nella Capitale e la questione discariche hanno gravato sul gradimento del presidente del Lazio?
Assolutamente si. La gente non ha riscontrato nessuna azione risolutiva e quindi ha espresso un parere negativo. Quello che ha pesato è anche l’assenza del gioco di squadra. La comunicazione della Regione Lazio è stata carente ed è emersa la “non azione” dell’ente sui problemi da risolvere. E’ anche il caso di Scopelliti in Calabria, che ha pagato il malfunzionamento della sanità e di Formigoni in Lombardia che, scandali a parte, pure avendo fatto alcune cose, non ha soddisfatto e quindi ha pagato in termini di consenso.
Questa disaffezione verso la politica da parte degli italiani è destinata a continuare?
Se si continua a depauperare il cittadino, ad impaurirlo e a non dargli fiducia non ci si può aspettare un miglioramento della situazione. Anzi. Dinnanzi a servizi deludenti e scarse risorse è il cittadino stesso che cerca soluzioni. Non a caso, a Roma, il sindaco Gianni Alemanno per supplire a certe carenze di fondi ha chiesto aiuto al mondo dell’associazionismo e del volontariato. Per un piccolo comune riuscire a recuperare terreno è più semplice. Nel caso della Regione è molto più difficile. La carenza di servizi genera carenza di qualità e il cittadino non lo perdona.
Come recuperare dunque?
C’è un solo modo, l’azione. Servono interventi mirati e più partecipazione dei cittadini. Sono loro a pagare le tasse e sono anche disposti a fare più sacrifici, a impegnarsi in prima persona. Tuttavia vogliono capire perchè lo fanno e, soprattutto, vedere i risultati.
Una buona comunicazione potrebbe servire a far recuperare terreno ai presidenti di Regione che hanno perso quota?
No. In questo caso la buona comunicazione deve seguire i fatti se no si rischia di fare pura retorica. Di questi esempi ne abbiamo già visti tanti, dai discorsi del presidente della Repubblica, ai grillini ai proclami del Pdl. La gente vuole altro, vuole azioni. I politici devono sporcarsi le mani altrimenti la società rischia di non stare in piedi. Gli indicatori ci dicono che siamo in una fase – per dirla con un termine legato al mondo degli aerei – di prestallo o meglio, in fisica, si direbbe di precollasso.
Cosa aspettarci dunque?
Ci si può aspettare di tutto. L’Italia è un Paese di trasformazione. Tutto potrebbe cambiare nei prossimi mesi, chi può dirlo.